Labirinto filosofico (Biblioteca filosofica Vol. 33)

by Massimo Cacciari

Blurb

Alla radice dei diversi discorsi sulla ‘fine della filosofia’ che, almeno da Nietzsche, caratterizzano il pensiero dell’Occidente sta la ‘sentenza’ hegeliana: la filo-sofia cessi di chiamarsi ‘amante’ e si faccia finalmente puro sapere – Sophia significa Scienza. Amore e Sapere debbono prendere congedo. È questo il destino? O ancora vi è ‘ciò’ che non possiamo esprimere, rappresentare, indicare se non amandolo? Il discorso filosofico porta in sé la traccia di questa tensione: l’essente stesso è questo ‘ciò’, l’essente stesso trascende ogni sua determinazione, e in particolare quell’essente che ha corpo e mente. Oltre l’esercizio delle de-costruzioni e degli oltrepassamenti, oltre gli astratti specialismi, oltre le accademie e le scuole, sarà a questo problema, alla meraviglia e sgomento che suscita, che occorrerà fare ritorno – per tentare di svilupparlo ancora una volta. Da qui, infatti, si dipartono i diversi cammini della filosofia: diversi eppure tutti insistenti sul ‘luogo’ del labirinto che formano con il loro stesso procedere, in una sorta di inimicizia fraterna. Un labirinto il cui centro è origine – dagli imprevedibili, infiniti esiti.

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